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Un Parlamento di nominati: come i capolista cancellano le preferenze

Le insidie dell'"armonizzazione". Seconda puntata: i capolista bloccati

Abbiamo discusso qui del primo rischio di un’armonizzazione “a ribasso” dei due diversi sistemi elettorali oggi vigenti per la Camera e per il Senato, dopo le sentenze delle Consulta: quello dei premi di maggioranza, che noi siamo per abolire e che di fatto rendono ancora il sistema vigente alla Camera un maggioritario potenziale.

Nel “Consultellum”, vigente al Senato, sono state ripristinate le preferenze libere degli elettori, poiché la Corte Costituzionale bocciò con la sentenza sul cosiddetto “Porcellum” le liste integralmente bloccate, cioè quelle liste che si votano senza esprimere preferenze sui candidati e i cui eletti sono decisi in base all’ordine nel quale sono stati indicati al momento della presentazione della lista (cioè nell’ordine in cui sono stampati sui manifesti elettorali).

Nel sistema per la Camera, che la Consulta ha ritagliato dall’esame del cosiddetto “Italicum”, sopravvivono invece i capolista bloccati. In altri termini, c’è priorità nell’elezione per ciascuna lista del deputato indicato come primo nelle lista stessa, a prescindere dalle preferenze realmente raccolte.

I capolista bloccati agiscono poi in combinato disposto con la scarsa ampiezza dei collegi elettorali, cioè le suddivisioni territoriali dell’intero elettorato nazionale. Nel sistema di voto per la Camera i collegi sono tanti e piccoli: ben cento, con in media sei eletti ciascuno (sia pur con riparto dei seggi nazionale, ma questo è un altro discorso). Per ottenere più di un eletto, cioè più del solo capolista, in un dato collegio serve che una lista riceva almeno un voto in più del numero dei voti totali diviso per il numero dei seggi, ma spesso non basta: per esempio, in un collegio con sei eletti, il minimo è circa del 16% ma può essere necessario anche il 25 o il 30% per far scattare un secondo seggio.

Proviamo a fare un esempio. Un partito che prende il 20% dei voti prenderà circa il 20% dei seggi, cioè circa 126 seggi. Considerato che i collegi sono 100, qualora questo partito avesse un consenso sufficientemente diffuso territorialmente, eleggerà circa 100 deputati (uno per collegio) + 26 "secondi", ovviamente i 26 migliori. Ma essendo i primi 100 eletti "bloccati", solo 26 saranno determinati dalle preferenze effettivamente espresse: gli altri 100 saranno invece quelli nominati capilista.

L'effetto sarà di maggior "chiusura" per i molti partiti sotto il 20%, mentre sarà leggermente più attenuato per i partiti che otterranno un consenso superiore. Tuttavia, anche un partito che raccogliesse il 30% dei voti si troverebbe ad eleggere "nominati" almeno in due casi su tre.

Pertanto, sono pochissimi i casi in cui le liste otterrebbero in un dato collegio un secondo eletto da attribuire con le preferenze. In tutti gli altri casi, molto più frequenti, verrà eletto soltanto il capolista bloccato, vanificando le preferenze espresse dagli elettori.

Di fatto, la Corte ha in parte smentito sé stessa, giacché se è vero che le liste integralmente bloccate (cassate dalla sentenza 1/2014 sul cosiddetto “Porcellum”) non ci sono più, è pur vero che quasi tutti gli eletti saranno dei nominati dai partiti o dai movimenti che presentano le liste, e non scelti liberamente dagli elettori di quelle liste.

Quindi, se armonizzazione ci deve essere, è logico e giusto che in entrambi i sistemi si ripristinino del tutto le preferenze, eliminando i capolista bloccati.

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